L’intento della mostra è quello di dare un significativo tributo al genio di Guercino e alla sua capacità di apprendere i segreti dello stile naturalistico carraccesco raggiunto attraverso lo studio dei disegni, stampe e dipinti e del continuo ed assiduo esercizio grafico. La mostra intende mettere in luce l’evoluzione pittorica dell’artista partendo dai primi dipinti che riflettono l’influsso di alcune importanti fonti dell’arte ferrarese come Ippolito Scarsella (1551-1620) e Carlo Bononi (1569- 1632), fino alla produzione, peraltro precocissima, più squisitamente legata a stile e idee derivate dai Carracci e dai loro allievi più illustri, come Guido Reni, Domenichino, Bartolomeo Schedoni o Lionello Spada.

Sono presenti nell’esposizione alcune delle opere eseguite da Guercino a Bologna, tra 1617 e 1618, per il cardinale Alessandro Ludovisi, futuro papa col nome di Gregorio XV, fondamentali esempi di un operare che attirò l’attenzione anche di Ludovico Carracci il quale, in una lettera del 1617 a Ferrante Carlo di Parma commentava entusiasticamente: “è mostro di natura, e miracolo da far stupire chi vede le sue opere”.

I risultati delle ricerche di Guercino di questi primi anni emergono in maniera decisa dalle sue composizioni ed esecuzioni che raggiungono esiti davvero sorprendenti, basti osservare l’intensità luminosa dei colori e la vibrazione delle ombre, così come la maestosità delle figure che sembrano muoversi in maniera energica, come possedute dal potere della luce che le pervade.

Alcune delle opere più note di Guercino furono realizzate a Roma, dove l’artista si trattenne fra 1621 e 1623 al servizio di Gregorio XV e del nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, per i quali realizzò gli splendidi affreschi con l’Aurora e la Fama nei soffitti del Casino Ludovisi. Purtroppo, l’improvvisa morte del papa nel 1623 e dunque la consapevolezza di aver perso il suo principale mecenate e protettore, furono probabilmente alla base dell’immediato ritorno di Guercino a Cento.

Ed ecco aprirsi una nuova fase nella carriera pittorica dell’artista: gli anni compresi tra 1623 e 1629 contrastano decisamente con il soggiorno romano segnato da intensa attività e rapida crescita – favorite dalla visione diretta della Galleria Farnese e della drammatica produzione caravaggesca – e si distinguono invece per una certa rilassatezza, indice forse di una ricerca artistica ancora in corso di elaborazione. Di certo la causa risiede in parte nel fatto che il tipo di progetti realizzati a Roma non erano disponibili in provincia, tanto che con il passare del tempo quel classicismo quasi esclusivamente intellettuale messo a disposizione dei mecenati capitolini venne sostituito dalla dolcezza e grazia tratta dalla pittura di Guido Reni, preferita dai committenti emiliani dell’epoca. Si allontanano così le figure imponenti e i colori cupi che lasciano il posto ad un vocabolario artistico più elaborato, elegante, aggraziato, che culmina nel Cristo risorto appare alla Vergine della Pinacoteca di Cento, dipinto che segna l’inizio definitivo della maniera tarda guercinesca.

A differenza di Guido, però, che conserva nel suo cammino verso il naturalismo le tracce di una formazione manieristica, Guercino, al contrario, compie un percorso inverso: dal naturalismo procede in direzione della bellezza ideale, ma senza identificare fra loro luce e forma come faceva Reni, bensì modellando le sue forme dandogli densità, costruendo con il colore piuttosto che con il disegno. Come Guido Reni anche Guercino raggiunse l’astrazione e l’idealismo, ma non attraverso “l’allungamento gotico e i colori smaglianti” (Stone) ma con l’eleganza dei costumi, la nobiltà delle anatomie e l’uso di colori pastello.

Lo straordinario corpus di dipinti riuniti in questa occasione dà la possibilità, dunque, di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera del maestro emiliano ospitata per la prima volta nella cornice rinnovata del Muzeum Narodowe w Warszawie.

 

Mostra a cura  del Dott. Fausto Gozzi, Direttore della Pinacoteca di Cento e della Dott.ssa Angieszka Morawinska Direttrice del Muzeum Narodowe w Warszawie

Mostra organizzata da StArt Presidente Dott. Davide Sandrini